Eurovision: Blanco e Mahmood spodestati dall’Ucraina. E’ favorita per la vittoria

Blanco e Mahmood potrebbero non conquistare il podio all’Eurovision 2022. Dopo aver stravinto Sanremo con “Brividi”, i due cantanti avevano riscosso una grande attenzione in tutta Europa staccando di oltre dieci punti le altre nazioni favorite come Australia, Polonia, Grecia e Svezia.

Dopo lo scoppio del conflitto dopo l’invasione della Russia però qualcosa è cambiato: gli analisti sono sicuri che la solidarietà nei confronti del popolo ucraino da parte del pubblico influenzerà anche l’esito della manifestazione canora.

Ecco la classifica completa:
1 Ucraina – Kalush – orchestra – “Stefania” 27%
2 Italia – Mahmood e Blanco – “Brividi” 18%
3 Svezia – 6%
4 Grecia – Amanda Tenfjord 4%
5 Polonia – Krystian Ochman” – “River” 4%
6 Svizzera – 4%
7 Norvegia – Subwoolfer – “Give That Wolf a Banan”a 3%
8 Australia – Sheldon Riley – “Not the Same” 3%
9 Belgio – “Jérémie Makiese” 3%
10 Spagna – Chanel – “SloMo” 2%

L’Eurovision 2022 si terrà a Torino dal 10 al 14 maggio. A presentare la serata saranno Laura PausiniMika e Alessandro Cattelan.

Mahmood e Blanco sono i vincitori della 72^ edizione del Festival di Sanremo

Mahmood e Blanco sono i vincitori della 72^ edizione del Festival di Sanremo. Con il 51,8% di preferenze conquistano il primo posto su Elisa(26,3%) e Gianni Morandi(21,9%). Brividi è una romantica e moderna dedica d’amore, interpretata da due giovani e talentuosi , ispirati dall’amore, quale fonte del successo e dell’affiatamento sul palco. Per Alessandro Mahmud, 29 anni, vincitore anche nel 2019 con «Soldi», si è trattato di una conferma. Per Riccardo Fabbriconi (questo il vero nome di Blanco), 18 anni che diventeranno 19 il 10 febbraio, più giovane concorrente in gara di questa edizione, nonché più giovane cantante maschio di sempre a vincere, si tratta di una vera e propria consacrazione al pubblico nazionalpopolare dopo il successo dirompente del suo album di debutto «Blu celeste», uscito la scorsa estate, e dopo i primi singoli da record come «La canzone nostra», «Notti in bianco» o «Mi fai impazzire».

Il duo si forma artisticamente proprio in occasione del Festival, sin dalla prima esibizione tra i favoriti per la vittoria. Un affetto straordinario, forse inaspettato, per due giovani artisti nel panorama musicale che conta: Mahmood già consolidato vincitore del Festival di Sanremo, accompagna verso la consacrazione Blanco, estendendo la sua fama oltre un pubblico di giovanissimi.

La nascita di «Brividi», avevano raccontato al Corriere prima di Sanremo, è avvenuta in maniera spontanea e quasi inattesa: «Ci siamo incontrati quest’estate per caso nello studio di Michelangelo (il produttore Michele Zocca, con loro sul palco ad accompagnarli al pianoforte) a Vescovato, in provincia di Cremona. Da un accordo sbagliato al pianoforte è nato il ritornello. Poi ognuno di noi ha lavorato sulle strofe per raccontare non solo di amore ma di sentimenti secondo i nostri rispettivi punti di vista», aveva detto Blanco. Rivedendosi dopo qualche mese, i due cantautori avevano trovato subito la giusta chimica, nonostante la differenza di età e i diversi approcci, più tranquillo Mahmood, più scatenato e imprevedibile, benché incredibilmente centrato per la sua età, Blanco.

Nella canzone, anche le loro diverse visioni dei sentimenti, più eterea l’una, più carnale l’altra, si sono amalgamate alla perfezione, incastonando in una ballad contemporanea e dal giusto tocco urban l’idea che si possa amare in senso universale, libero e senza etichette, con tutti i timori e le sofferenze del caso. Così se nel video di «Brividi» Mahmood abbraccia un ragazzo e Blanco rincorre una ragazza, ridurre l’amore a una visione binaria, suddividendolo fra omo ed etero, è irrilevante e ormai ampiamente superato, sembrano ricordarci: «Il tema è quello della libertà in senso universale. Nel 2022 non si può più stare appresso ai retrogradi, bisogna riuscire a dare dignità a tutte le scelte e spero che lo faccia più che noi artisti chi ha un ruolo di guida nell’Italia. La nostra generazione vive e pensa in modo libero, siamo stanchi di persone che cercano di ghettizzarne altre, il giudizio è come la morte», aveva detto Alessandro.

Entrambi avevano sottolineato di non voler essere dei portavoce: «Non ci sentiamo paladini di niente. Siamo contenti che le persone dicano che abbiamo trattato temi importanti, ma non ci sembra di aver fatto niente di speciale: abbiamo parlato di cose che per noi sono la quotidianità e che dovrebbero essere date per scontate, anche se ancora non lo sono. Non ci sembra però di aver fatto chissà che». La loro vittoria, però, ci ha mostrato che almeno una parte del Paese (magari non quella che approva le leggi) vive nel Terzo millennio.